Solfeggio cantato, parlato e ritmico

Solfeggio cantato, parlato e ritmico

Imparare la musica senza studiare il solfeggio è impossibile. Tutti ci siamo chiesti se ci fosse una soluzione, ma purtroppo imparare il solfeggio è fondamentale per diventare musicisti. 
In questo articolo ti spiegheremo come fare solfeggio nel modo giusto e ti daremo qualche consiglio utile su come rendere lo studio meno noioso e più musicale.

Innanzitutto è importante che tu conosca le note musicali sul pentagramma e quindi le figurazioni e i tempi musicali. Se non sai di cosa stiamo parlando, dai un’occhiata agli articoli nel nostro blog!

Esistono tre tipi di solfeggio: il solfeggio ritmico, il solfeggio parlato e il solfeggio cantato.

IL solfeggio ritmico

Il solfeggio ritmico consiste nella lettura ritmica delle figurazioni, senza dover collegare a questa anche il nome del suono. Non importa, quindi, se il suono scritto in partitura sarà DO, RE o MI: le uniche cose da sapere sono la durata e il posizionamento nel tempo.
Per questo genere di solfeggio, si utilizzano i dittonghi come “Ta”, “Pa”,”Ca”. Ad esempio, per una quartina di semicrome si può solfeggiare: “TA-CA-TA-CA-“

E’ fondamentale per sviluppare la percezione, per questo, ho realizzato un articolo in cui puoi esercitarti con degli esercizi di lettura ritmica.

Il solfeggio parlato

Il solfeggio parlato è associato sia al ritmo che alla posizione dei suoni. Quindi oltre a riprodurre la durata, dobbiamo anche pronunciare il nome della nota, senza cantarla.

Questo genere di solfeggio è il più comune ed è associato ai movimenti della mano destra.

Se vuoi approfondire ti consiglio di leggere questo articolo.

Il solfeggio cantato

Nel solfeggio cantato, invece, dobbiamo riprodurre il ritmo, pronunciare il nome delle note e infine intonarle.

Prima di tutto bisogna sapere come si solfeggia, dato che per questo tipo di studio è importante conoscere e usare il nostro corpo: il movimento della nostra mano, infatti, indica i movimenti musicali, il nostro piede batte il tempo e la nostra voce scandisce le note nel tempo.

Saper solfeggiare ti permetterà di eseguire brani senza avere bisogno di ascoltarli prima, proprio come quando impari a leggere!

I movimenti – La mano

Come sappiamo ogni tempo è diviso in movimenti. Per aiutarci a capire in che movimento ci troviamo, usiamo la nostra mano: siediti alla scrivania, poggia la mano sul tavolo e… ecco il primo movimento!
Adesso alza la mano e spostala verso sinistra: avrai il secondo movimento. Poi, spostala a destra per il terzo movimento e, infine, alzala al centro per l’ultimo.
Ricorda però che la posizione dei movimenti cambia a seconda dei tempi.
Quello che abbiamo appena visto è un tempo in quattro movimenti, ovvero il più comune. Se il tempo è in tre movimenti, il secondo è a destra e il terzo in alto.
Se il tempo invece è in due, il secondo è in alto.
In ogni caso, il primo è sempre nella stessa posizione in tutti i tempi.

Osserva l’immagine e cerca di memorizzare gli schemi principali del solfeggio

quattro movimenti:

Quattro movimenti solfeggio

tre movimenti:

Tre movimenti Solfeggio

due movimenti:

2 movimenti solfeggio

Il tempo- il piede

Il tempo è battuto dal nostro piede. Possiamo scegliere noi la velocità e decidere se battere la suddivisione o l’unità di movimento. Ti consigliamo comunque di solfeggiare con il metronomo in modo da avere un punto di riferimento obiettivo.

Scandire le note – la voce

La voce serve a pronunciare il nome delle note per tutta la durata indicata dalla figurazione. Se abbiamo una semibreve, sul terzo spazio del pentagramma dobbiamo quindi pronunciare il DO e dobbiamo far sì che duri tutte le suddivisioni necessarie.

Tutte queste azioni andranno eseguite contemporaneamente. Sembra difficile ma non preoccuparti: è solo questione di pratica.

Solfeggio ritmico

Se l’obiettivo del tuo studio è quello di migliorare la tua percezione ritmica, allora ti consigliamo di procedere con il solfeggio ritmico per concentrarti su questo aspetto in maniera più approfondita. Se pensi di avere qualche difficoltà percettiva o se trovi difficile andare a tempo o seguire il metronomo ti consigliamo di fare un lavoro incentrato sull’interiorizzazione degli accenti. Potrebbe essere un buon esercizio studiare su un pad con delle bacchette da percussioni, il metronomo e un libro di solfeggi ritmici progressivi. Non saltare esercizi anche se ti sembrano elementari saranno comunque utili a costruire delle basi solide per gli esercizi che seguiranno.


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Solfeggio parlato

Se vuoi migliorare la tua lettura, sia ritmica che delle note, allora il solfeggio parlato è un ottimo esercizio.
Inizialmente farai molta fatica a coordinare tutte le azioni, quindi parti da libri di base, come il “Pozzoli – primo corso”, ed esegui gli esercizi lentamente, dandoti il tempo di leggere i suoni e di capirne il ritmo. Non dimenticarti di fare attenzione alla tua mano: deve muoversi in maniera corretta. Se siamo in 4/4 e la tua mano è a destra (terzo movimento) mentre stai leggendo dei suoni che sono sul secondo movimento, allora hai sbagliato qualcosa.
Ricorda che la velocità ti verrà naturale con il tempo. Non avere fretta di velocizzare lo studio: ogni cosa ha il giusto tempo.


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Solfeggio cantato

Se sei convinto che il tuo punto debole sia l’intonazione, il team di Federiplay ti consiglia il solfeggio cantato. Esistono vari libri che potrebbero esserti utili: noi ti consigliamo il non mi ricordo quale che affronta il cantato in maniera molto precisa, partendo dagli intervalli più piccoli fino ad arrivare ai più grandi in maniera progressiva. Nel libro è compreso anche il CD con l’accompagnamento.


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Conclusione

Anche se solfeggiare è uno studio che può risultare faticoso, è importante praticarlo per almeno 15 minuti al giorno: vedrai che i tuoi sforzi verranno presto ripagati! Qualunque sia il genere musicale a cui tu vuoi approcciarti, padroneggiare rigorosamente le regole del solfeggio è fondamentale.  Per concludere, ti consigliamo di dare un’occhiata a questo articolo sui migliori libri di solfeggio.

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